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Vita di classe

La Trilogia della Villeggiatura

Con un seminario intensivo si è concluso il lavoro di Alessio Bergamo con gli studenti del secondo anno.
Questo lavoro, iniziato a gennaio, ha visto gli studenti impegnati nello studio, l’analisi e la messa in scena di una composizione dalla Trilogia della Villeggiatura di Goldoni.

La scelta di lavorare su tre testi (Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura ), su un arco drammaturgico così lungo e articolato, è stato molto impegnativo per gli studenti, ma è stata senz’altro una tappa importante del loro cammino verso l’autonomia creativa dell’attore.

Difficile fare un discorso se non si sa dove si vuole arrivare. Sicché se si vuole lavorare su un’opera va presa in considerazione tutta quanta, perché ogni scena, ogni personaggio, ogni azione è una frase di un discorso complesso ma unitario (quando l’opera è scritta bene, ovviamente….come è il caso della Trilogia della villeggiatura). Al tempo stesso, sapere “cosa si sta dicendo”, “cosa si sta producendo” è un dato fondamentale per essere liberi sulla scena. In definitiva se faccio un percorso che conosco (tipo da casa a scuola) posso variare scientemente, improvvisare soluzioni nuove, scavalcare cancelli e attraversare parchi non previsti dal tragitto canonico. Se invece non so dove sto andando non sono libero, né autorevole.
Di qui l’idea di mettere gli allievi davanti ad un percorso lungo, così da allenarli a vedere il percorso di un’opera complessa dalla fine all’inizio e viceversa, per poi improvvisare liberamente tra una tappa e l’altra del percorso.
Detto fuor di metafora, quello che abbiamo fatto è stato cercare di educare al massimo l’autorialità dell’attore. Di concepire un attore che prima di imparare a memoria il testo, deve essersi conquistato il diritto di farlo, perché sa a menadito come si muoverà il personaggio, quali sono i suoi interessi, i suoi condizionamenti, i suoi dati caratteriali. Questa conoscenza, però non è una conoscenza di testa. E’ una conoscenza che viene conquistata sulla scena, prova dopo prova, improvvisando testo, movimenti e relazioni psichiche, sulla base delle indicazioni date dal testo. Creare cioè il testo del dramma (azioni, relazioni, ecc.) prima di metterci il testo letterario dell’autore.
E così, mentre si fa propria l’opera dell’autore, si imparano anche tante altre cose.

Ci si educa a rispettare il testo dell’autore e al tempo stesso a non considerarlo qualcosa di intoccabile

di dato, bensì qualcosa di manipolabile, anzi qualcosa che DEVE essere manipolata (e si acquisiscono diversi strumenti per manipolarlo in maniera utile all’azione scenica). Si apprende anche a stare sulla scena senza rete, improvvisando, senza regista che ti dica come devi fare, liberandosi dell’ossessione mnemonica dell’esecuzione di un disegno già prefissato, solo sulla base dell’accordo tra compagni.
Un percorso di crescita in autonomia e autorialità dell’attore, grazie ad un dialogo continuo, problematizzato con l’autore.

Alessio Bergamo


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