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Vita di classe

Si va in scena con Fabrizio Arcuri

Domenica 11 ottobre si chiude il secondo anno con il lavoro degli studenti sulla drammaturgia contemporanea diretti da Fabrizio Arcuri.

I ragazzi sono andati in scena con “Purificati” di Sarah Kane

“Il vento in un violino” di Claudio Tolcachir

e “The Writer” di Ella Hickson

In una Accademia Teatrale durante il percorso di formazione, un giovane attore deve affrontare lo studio della drammaturgia contemporanea.
Il teatro contemporaneo parla di noi, oggi.

INTERVISTA A FABRIZIO ARCURI

“… lavorare con dei testi drammaturgici significa porsi delle questioni su in che epoca stiamo vivendo, che senso ha quel testo oggi e che tipo di relazione si può instaurare con chi ci sta ascoltando.
Quindi significa, in qualche maniera, lavorare non sull’attore, ma sul ruolo politico dell’attore… una riflessione inevitabile sull’epoca che si sta vivendo.

Tanta parte del teatro contemporaneo parte dal fatto che l’attore non nasconde mai di essere un attore, e come persona ha delle opinioni che non necessariamente sono consensuali al testo che sta recitando, e poi naturalmente incontra il personaggio che il testo gli richiede di essere di volta in volta.

Il testo contemporaneo è una palestra… (la) cosa più importante dal mio punto di vista è rapportarsi al testo teatrale in maniera oggettiva… noi siamo abituati ad avere un atteggiamento nei confronti di quello che leggiamo di comprensione della vicenda, della storia, dei contenuti… (atteggiamento) che però paradossalmente ad un attore non serve a niente… ad un attore serve comprendere quali sono i nuclei drammaturgici, quali sono gli snodi testuali che ci aiutano a comprendere le azioni sottese a quelle parole.

Il testo teatrale è azione drammatica, non è letteratura.
Io credo che una delle esperienze più interessanti sia proprio lo scambio che avviene all’interno di una dimensione pedagogica. La cosa più importante è che gli allievi attori comprendano profondamente il fatto che un attore è uno strumento nelle mani di un concetto più ampio che è il testo che si sta decidendo di rappresentare.

Quello che mi sembra più interessante, nel rapporto con l’allievo attore, è insegnargli ad avere un’autonomia, un’indipendenza e una comprensione di cosa significhi essere attori, (che) dal mio punto di vista significa essere pronti a dare quello che è necessario nel momento in cui è necessario.

Un tratto distintivo di questa scuola è che mi sembra che si coltivi un’idea di gruppo molto solida…. il fatto che ci sia questa forza di “ensemble” aiuta gli allievi attori a comprendere che tutto quello che fanno (…) parte proprio dalla capacità e dalla possibilità di lavorare per gli altri con la fiducia che gli altri lavoreranno per te…

Il teatro vive un momento di strana rivoluzione. E’ stata fatta una nuova legge che reinterpreta il senso del teatro nella società e con questo bisogna fare i conti. Il modo in cui reinterpreta il rapporto del teatro con la società dal mio punto di vista non è particolarmente interessante e continua a togliere senso ad un lavoro che si può fare solo se ha (un) senso… questo un pò ci disorienta. Io vedo e sento disorientamento..”

Fabrizio Arcuri in un’intervista rilasciata al Centro Internazionale La Cometa, in occasione del lavoro sulla drammaturgia contemporanea: Sarah Kane, Claudio Tolcachir e Ella Hickson.


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