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Vita di classe

La settimana degli esami

Si è conclusa la settimana degli esami di tutte le materie e tra pochi giorni si concluderà il II Anno con la prova Aperta di Recitazione.

Esame Dizione. La poesia del novecento – docente Marco Vallarino

Il progetto di chiusura di questo trimestre ha visto gli allievi cimentarsi nell’interpretazione di poesie di autori italiani contemporanei.
Vola alta parola…” – poesia di Mario Luzi da “Per il battesimo dei nostri frammenti”

La scelta di lavorare su testi poetici e non drammatici è motivata dall’importanza che ha nella formazione degli allievi attori l’incontro con la poesia nell’ambito della recitazione affinché non si trovino impreparati all’occorrenza ed abbiano anzi almeno una certa familiarità con la pratica del linguaggio poetico in genere.

In particolare si è scelto di lavorare sulla poesia contemporanea per permettere agli allievi di accedere ad una dimensione più intima e personale, affrontando un testo che hanno dovuto far loro senza il filtro di un personaggio dato.

Sono stati assegnati 20 testi autori diversi: Ada Merini, Eugenio Montale, Antonio Porta, Giorgio Orelli, Valerio Magrelli, Patrizia Cavalli,  Pierpaolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Marino Moretti, Mario Luzi.

Gli allievi hanno esplorato ogni parola delle due poesie assegnate ciascuno cercando in loro stessi la risonanza del suono prima e poi del significato, entrando così in stretta relazione con ciò che ogni autore può evocare a più livelli.

Il lavoro è stato personalissimo, seguendo un percorso che portasse ad accedere alla propria parte inconscia ed a cercare in essa la risonanza più profonda con il testo per poi portar fuori le parole delle poesia ormai rese proprie.

Un lavoro squisitamente organico che ha avuto come principale obiettivo il restituire quell’esperienza unica e particolarissima che è l’incontro con una poesia e con un autore. Ogni allievo ha potuto così realizzare una performance intensa e originale per quanto semplice nella messa in scena.

A concludere poi il lavoro un contest giocoso sull’Infinito di Leopardi che gli allievi dovevano interpretare applicando la reversibilità dell’articolazione dei suoni, la variazioni di velocità, altezza e intensità. Ne è scaturita per tutti una performance leggera e divertente, allo stesso tempo molto tecnica, formativa e allenante

 

Esame di Canto. Il musical e l’interpretazione – docente Matteo Guma e al pianoforte il Maestro Federico Zylka del Teatro Sistina

La grande forza del musical come genere teatrale è quella di racchiudere nella stessa forma espressiva il canto, la danza e la recitazione. Questi canali espressivi sono tutti finalizzati al portare avanti l’azione scenica e svolgono quindi una funzione drammaturgica all’interno della pièce. Potremmo dire che in quest’ottica sia il canto che la danza siano un medium per la recitazione. Da quest’assunto l’importanza dell’interpretazione nel musical e nel canto.

L’esame di canto dell’ultimo trimestre del secondo anno ha avuto come programma un recital tratto da “Aggiungi un Posto a Tavola”. Gli allievi hanno potuto sperimentare come il canto non sia solo l’estetica della bella voce, ma un linguaggio attraverso il quale si può far passare un messaggio, un’intenzione, una battuta, esattamente come avviene con la prosa. L’aspetto dell’interpretazione nel canto è fondamentale, soprattutto per un attore, ed il musical ci permette di creare questo imprescindibile collegamento tra la voce parlata e la voce cantata proprio attraverso il comune denominatore che è l’interpretazione.

Esame di Educazione della Voce. Sette bambine ebree, di Caryl Churchill docente Valeria Benedetti Michelangeli

Il lavoro del secondo anno parte dallo spostamento del training da me ad altro da me. Dall’ampliamento della conoscenza delle proprie possibilità fisiche inespresse, alla libertà di gioco e variabili che mi può dare il lavoro con l’altro.

Alla base di tutto ci sono ASCOLTO , RELAZIONE e RESPONSABILITA’.

Ovviamente parliamo di un ascolto fisico, non solo uditivo e della esplorazione di variabili di gioco nel testo che da questo ne derivano.

Ci siamo trovati all’inizio di questo ultimo trimestre ovviamente un po’ scombussolati: il lungo periodo di pandemia ci aveva permesso di approfondire e sviluppare una grossa forza individuale, ma ci aveva allontanato, facendoci dimenticare che il Teatro è presenza fisica e contatto e condivisione, ma soprattutto ensemble, gruppo, comunità, ed ha bisogno di attori coraggiosi che mettano al servizio del Testo se stessi e tutte le domande possibili, consapevoli di non possedere risposte.

Abbiamo quindi iniziato con un intensivo il cui è stato protagonista il training di coppia e gruppo, con esercizi che potessero permettere agli allievi di esplorare le variabili inaspettate e il “rischio” che mette in azione la creatività. I ragazzi sono stati sfidati a mettere in gioco il loro istinto, a fidarsene e a potenziare la loro libertà vocale non come qualcosa da proteggere, ma come arma di espressione forte e varia al loro fianco. Lavorare insieme, come singoli e come un unicum. Prendersi la responsabilità di guidare e di lasciarsi guidare, in modo che gli ultimi nodi di trattenimento (del suono, del respiro, della varietà di senso) potessero essere sciolti.

Ed è qui che è entrato il testo, un testo speciale, che lascia libere tutte le scelte, di situazione e personaggi e possibilità di gioco, ma che ineluttabilmente ci obbliga ad una presa di responsabilità di quel che viene detto o non detto. Parole destinate a sette bambine di epoche diverse, in cui “a parlare sono persone adulte, genitori o se volete altri parenti delle bambine.”. Parole che hanno la responsabilità di creare verità nelle orecchie delle generazioni future. Parole che ci guidano alla ricerca di come si passi da vittime a carnefici. E dunque un testo che ci ha messo davanti a molte sfide e moltissime domande.

I ragazzi hanno chiuso, nella migliore delle tradizioni delle lezioni di Voce, con una improvvisazione, in cui tutti gli esercizi fossero a servizio  del testo, degli altri e del loro forte e coraggioso istinto.

“Dille che è un gioco

Dille che è una cosa seria

Ma non spaventarla”

Sono state le parole guida per il lavoro sulla Voce /Corpo/Parola e spero gli allievi se le riescano a portare dentro come mantra per il lavoro futuro.


Esame di Danza.
 Il gesto nella Danza – docente Gabriella Borni

Il secondo anno è incentrato sullo studio della Danza Contemporanea dove accanto allo studio della tecnica,  continua lo studio e la ricerca del senso dell’espressività del movimento.

Lo studio del gesto nella danza, serve a prendere coscienza dei propri movimenti con una consapevolezza artistica e tecnica.

Il gesto, nella danza, usa il corpo per raccontare qualcosa che lo trascende. In altre parole, la danza ha la possibilità di usare il corpo per raccontare il “non corpo” , per raccontare un’idea, un pensiero, una forma, un emozione.

Esame di movimento Scenico. Il corpo Lo spazio L’attore – docente Lilli Cecere

Al termine di quest’anno accademico così difficile per Il corpo, che spesso è stato costretto in una casa, in una stanza, in un’inquadratura arriviamo all’esame di Movimento Scenico con la gioia di avere ripreso a vivere lo spazio.

La composizione è stata per noi l’oggetto di studio principale: la composizione individuale, di coppia e di gruppo.

L’improvvisazione resta uno strumento di ricerca e ispirazione ma diventa più complessa e difficile, quanto più complesse e difficili sono le “forme” con cui si gioca.

L’acrobatica individuale, di coppia e di gruppo rappresenta uno strumento pedagogico importane per rendere il corpo dell’attore coraggioso e creativo.

L’étude. Infine tutto confluisce e si concretizza nella composizione degli étude: plastici, fantastici, a tema…

Un grande lavoro sulla struttura e l’improvvisazione per giungere all’improvvisazione strutturata.


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