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Vita di classe

LA PARANOIA di Rafael Spregelburd

Continua il lavoro con Manuela Cherubini sulla drammaturgia contemporanea. Al termine del seminario intensivo di maggio, la scelta del testo è caduta sulla “La paranoia” di Rafael Spregelburd.

CHI-TSU
Wŏ shí sì suì jiú jià gĕi nĭ le, wŏ zūn guì de xiān sheng.

CHI-TSU
A quattordici anni mi sposai con te, mio Signore.

La paranoia” è quasi un’opera di fantascienza, incentrata sulla creatività dell’essere umano, sulla sua unicità nell’immaginare ciò che non esiste. Siamo nel futuro, dove si usa il plurale femminile e il mondo è governato da Intelligenze misteriose provenienti dallo spazio. Agli esseri umani viene lanciato un ultimatum: devono produrre nuova fiction per le Intelligenze, altrimenti verranno annientati. Operazioni speciali mette insieme una bizzarra squadra: un ex astronauta, una scrittrice, una matematica e un’androide. Dovranno salvare la terra grazie alla loro creatività. Ma forse anche tutto ciò è solo il frutto dell’immaginazione di qualcun altro…

Affronteremo il lavoro di drammaturgia dell’attore in relazione alla scrittura specifica scelta.

Da diversi anni mi confronto con la drammaturgia contemporanea, soprattutto quella orientata verso la ricerca di un’organicità scenica. Un teatro vivo, che del corpo vivo dell’attore è fatto. Il personaggio, nel senso tradizionale del termine, sembra perduto, abbandonato, a favore di una creazione personale dell’attore, che della sua assoluta singolarità fa la propria forza scenica, tanto per quanto riguarda il rapporto con la scrittura altrui, quanto con la propria.

L’attore e il suo tempo

Le prove non sono solo il momento di ricerca dello spettacolo ma sono l’ambito dove si devono poter formulare domande.

M’interessa il teatro nella misura in cui esprime la vita. Solo se è vivo il teatro m’interessa. Lo scelgo perché la sua materia prima è corpo vivo. Come la vita deve essere organico, instabile. Per essere organico l’attore deve fuggire la stabilità e accettare di essere ATTRAVERSATO da stati che si succedono. Lasciarsi andare. Sopportare tempo e sguardi.

Confidare nella permanenza dello stato, non strarecitare, lasciarsi attraversare da qualcosa di diverso da sé, non pretendere di gestirlo.

Manuela Cherubini


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