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Le interviste del corso Avanzato

Evelina Rosselli

Quanto è stato importante nella tua formazione il Corso Avanzato che hai frequentato al Centro Internazionale la Cometa?
L’incontro con il Centro Internazionale La Cometa si è rivelato per la mia formazione e nella mia formazione, fondamentale. Perché sono stata inserita in un contesto di cura quotidiana dello strumento, ovvero di cura della propria voce e del proprio corpo.
E’ stato il primo corso che io abbia frequentato che fosse strutturato come una vera e propria scuola, per cui la giornata si scandiva in una sequenza di discipline distinte e allo stesso tempo tutte intersecate l’una con l’altra. Ho potuto apprendere ( e tutt’ora metto in pratica ) dei training specifici per ogni disciplina. Il corso avanzato mi ha insegnato l’autonomia nel riscaldamento, mi ha insegnato a conoscere meglio il mio respiro ( e quindi il mio corpo ) al fine di poterlo riscaldare e conoscere via via sempre più in profondità.
E’ un corso fondamentale perché mette il lavoro del corpo a servizio dell’interpretazione attoriale.
Ho imparato l’importanza dell’immobilità come condizione di possibilità del movimento. Ci è stato insegnato cosa significhi “stare”, tra la massima e la minima velocità.
La questione dello “stare” e dell’ “essere in ascolto dell’altro” viene spesso ripetuta nei contesti teatrali, quasi come un mantra, come una regola necessaria per l’attore. Tuttavia questa capacità spesso sfugge e si nasconde dietro le grinfie della razionalità e della “decisione razionale”. Al CiC si allena concretamente la capacità di respirare le parole, di mettere il proprio corpo e la propria voce a servizio dei personaggi, del testo e del contesto in cui interagiscono. Il rapporto con l’altro, ciò che nasce tra lo sguardo di un attore e un altro, è un perno fondamentale. Così come il rapporto tra l’attore e lo spazio che lo circonda. E’ una scuola che si fonda sul principio della condivisione, sia tra allievo e maestro che tra allievo e allievo. Non a caso ancora coltivo molti rapporti con compagni incontrati tra le mura del CiC.
Adesso, dovunque io vada, qualsiasi contesto io incontri, conservo gli insegnamenti che mi sono stati regalati.

C’è un episodio in particolare che ricordi?
Nel ripercorrere i ricordi vissuti nel periodo alla cometa, mi viene in mente un episodio. Ce ne sono tantissimi in effetti ed è difficile scegliere. Un’immagine. Tra le tante cose si affronta in Accademia lo studio dei vecchi, degli animali, dei bambini. Lavoravo su una vecchia con una mia compagna, Caterina Dazzi, che è diventata regista e con cui continuo tutt’ora a collaborare. Siamo andate insieme, su consiglio degli insegnanti, a studiare fisicamente al bar San Calisto, di domenica mattina, a Trastevere, le mani dei vecchi, le posture dei vecchi, i discorsi dei vecchi, il respiro dei vecchi. E quella domenica mattina, messa a servizio dello studio, mi ha aperto uno sguardo su Roma e sui corpi, un acuto modo di osservare che in Accademia viene sempre stimolato, e che è rimasto impresso. Alla fine la scena tra la me “vecchia “ e la Caterina “vecchia” è rimasta tra noi compagni, come un momento epico di ironia e profondità.

 

Cosa hai fatto dopo e a cosa stai lavorando ora?
Dopo il CiC sono entrata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, diplomandomi in recitazione nel Febbraio 2020. Ho debuttato quest’estate alla Biennale di Venezia con la performance “Uno sguardo Estraneo “ , spettacolo vincitore del bando Biennale College registi under 30, con la regia di Paolo Costantini. Ancora prima ho costituito un gruppo con due compagni e abbiamo ottenuto una produzione per un nostro spettacolo , “Error Materia” , una riscrittura inedita del Pinocchio di Collodi e per cui siamo stati tutti interpreti e registi, lavorando come collettivo. Lo spettacolo ha debuttato in cartellone al Teatro Vascello di Roma, principale produttore dello spettacolo assieme all’Accademia. Ho da poco debuttato, nel contesto di Short Theatre 2021, con lo spettacolo “Nehanda”, dell’artista Afroamericana Nora Chipaumire, al teatro Argentina di Roma. Sono particolarmente interessata al lavoro comunitario, che porto avanti con i compagni. Ci interessa in particolare il lavoro sulle favole, luogo che per eccellenza nasconde i misteri degli archetipi umani. A questo proposito ho trovato particolarmente incisivo nel mio percorso l’incontro con la Societas Raffaello Sanzio e con il lavoro di Claudia Castellucci a Cesena. Il lavoro di Pinocchio tornerà in scena sempre al Teatro Vascello questo Febbraio e speriamo con tutto il cuore che possa girare e conoscere molte altre piazze d’Italia.


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