Si è concluso il corso Wake Up con la prova aperta su Il Gabbiano
Si è concluso il Il corso di recitazione avanzata Wake Up con la prova aperta su Il Gabbiano di Anton Čechov, a cura di Lilli Cecere.
Durante la restituzione finale erano presenti i docenti Lilli Cecere, Valeria Benedetti Michelangeli, Gabriella Borni, Maria D’Arienzo, Massimiliano Cutrera, Fiora Blasi.
Una squadra che ha guidato gli allievi in un viaggio intenso e trasformativo, dove il teatro non è stato solo esercizio tecnico, ma occasione di consapevolezza, ascolto e crescita artistica.
Tra le tante riflessioni nate da questo percorso, pubblichiamo con grande piacere le parole di Francesco Perilli, un allievo del corso. Le sue considerazioni ci hanno colpito per la profondità e la lucidità con cui ha saputo restituire il senso di questa esperienza.
Come se fossimo pezzi di un puzzle che, alla fine, è completo.
La maggior parte dell’apprendimento avviene tramite l’inconscio. Sono meccanismi che quindi non possiamo controllare, ma solo, al limite, favorire perché funzionino nel migliore dei modi. Si impara anche se non ne siamo completamente consapevoli. Si cresce anche se non conosciamo bene il come e il quando.
Sapere ciò mi aveva scoraggiato un pochino. Mi dispiaceva non avere il controllo, perché così avevo paura di non sentire il cambiamento o, peggio, che questo non si verificasse.
Oggi posso dire che quella paura era meravigliosamente infondata. Oggi mi sento cambiato, diverso e cresciuto.
Certo… la strada da percorrere è ancora lunga, mi trovo poco dopo l’inizio di questa. Ma l’importante è che è la strada giusta per me.
Non posso fare a meno di pensare anche questo: ciò che ha influito tanto nel raggiungimento di questo punto di coscienza di me sono state le persone che ho incontrato. Perché non era scontato trovare insegnanti che trasmettessero l’arte come un’occasione per se stessi in cui è importante provare qualcosa di coraggioso. Insegnanti che spiegassero che non è l’arte al nostro servizio, ma siamo noi al servizio dell’arte.
E non era altrettanto scontato incontrare compagni di studio così disposti a ricevere e a dare, ad ascoltare. Quanto può essere raro e difficile trovare un gruppo così? Non perfetto ma come se ognuno di noi è un pezzetto di un puzzle che completato è bello da morire. Sarà il luogo, la scuola? La Cometa? Sarà l’atmosfera che crea inevitabilmente il teatro? Sarà che recitare un personaggio ti permette di scoprire parti di te? Forse sono tutte queste cose messe insieme. Forse è che situazioni con insegnanti e compagni così, è inevitabile innamorarsi della vita e dell’arte. Forse è fondamentale cercare di vivere sentendo sempre o quasi sempre l’amore.
Francesco Perilli
Allievo attore
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