La Scuola di Teatro che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!

Vita di classe

Rituali Post Battaglia – teatrodanza con Melissa Lohman

Si è concluso lo stage di alta formazione di teatrodanza RITUALI POST BATTAGLIA
a cura di Melissa Lohman con gli allievi del terzo anno del Triennio di Recitazione e di Regia.

“Prima danza. Dopo pensa. E’ l’ordine naturale delle cose.”
Samuel Beckett

Gli allievi hanno esplorato il rituale come atto intimo e condiviso: un tempo fuori dal quotidiano, dove il corpo, portatore di una memoria antica più lunga dell’individuo che lo abita, guida il processo. Hanno creato una serie di rituali e partiture sia di gruppo che individuali, come spazi di attraversamento, di cura, di trasformazione dopo uno scontro, reale o simbolico.

Hanno dato vita a un luogo definito, a un’atmosfera specifica, a un tempo adeguato all’atto, sempre attenti alla precisione e alla necessità di ogni gesto.

Si è lavorato con il ritmo, la ripetizione e la musica per stabilire e mantenere uno stato di presenza prolungato, favorendo processi di trasformazione individuali e collettivi. Il suono e il silenzio sono stati considerati elementi strutturali del lavoro, strumenti attivi e necessari, e non semplici accompagnamenti alla danza. Quando necessario, sono stati introdotti oggetti e materiali, esplorandone la funzione simbolica e sensoriale all’interno delle partiture.

Il processo di lavoro ha lasciato spazio all’ascolto e alla scoperta. È stata privilegiata la ricerca rispetto all’avere delle risposte, favorendo un tempo di sedimentazione e di osservazione.

Grande importanza è stata data all’osservazione reciproca. Sono stati proposti esercizi e pratiche concrete volte a preparare uno stato di attenzione più profondo e ad affinare la percezione di ciò che circonda.

Il corpo dell’attore è stato un organo ricettivo ed espressivo. Il movimento è stato affrontato come atto consapevole e presente: un gesto può emergere spontaneamente quando il corpo è in grado di ricevere un impulso, e persiste finché l’energia che lo sostiene non si esaurisce.

In questo modo, le azioni sono diventate necessarie e leggibili, lo spazio si è fatto attivo e vibrante, e il rituale post battaglia si è rivelato come luogo di ricomposizione, ascolto e trasformazione.