La Scuola di Teatro che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!

Vita di classe


Il primo anno si è concluso

Dopo gli esami di tutte le materie, il primo anno accademico si è concluso con la prova aperta di recitazione dedicata al lavoro di analisi e messa in scena di Zio Vanja di Anton Čechov.

Un lavoro che ha accompagnato gli allievi negli ultimi mesi del percorso e che ha rappresentato non soltanto la conclusione di un anno di studio, ma anche un importante momento di verifica del cammino compiuto.

Più di cent’anni fa, Čechov metteva in scena una domanda che oggi è diventata sempre più urgente: quale rapporto abbiamo con la natura che ci ospita?

Attraverso il personaggio del dottor Astrov, il drammaturgo racconta la devastazione delle foreste, l’impoverimento della terra e l’incapacità dell’uomo di custodire ciò che ha ricevuto. Una riflessione sorprendentemente attuale, che nel lavoro degli allievi ha aperto una possibilità di interrogarsi sul nostro presente e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti del mondo che abitiamo.

Ma Zio Vanja non parla soltanto della natura. Parla anche di un’altra fame, profondamente umana: quella dell’amore.

Amori non corrisposti, desideri trattenuti, occasioni mancate, vite consumate nell’attesa di qualcosa che non arriva mai. I personaggi di Čechov cercano disperatamente un senso, uno sguardo che li riconosca, una possibilità di essere felici. E proprio attraverso queste fragilità, queste attese e questi fallimenti, il testo continua a parlare agli attori e al pubblico di oggi.

Come sempre, il lavoro è iniziato con un seminario intensivo dedicato all’opera di Čechov, un primo momento di immersione nella scrittura dell’autore attraverso la lettura, l’analisi del testo e i primi esercizi di avvicinamento ai personaggi.

Il seminario è stato anche il luogo in cui gli allievi hanno potuto confrontarsi con diverse possibilità, fino ad arrivare alla scelta del testo da affrontare.

La scelta è caduta su Zio Vanja.

Un testo che, più degli altri, sembrava parlare agli studenti, risuonare dentro il loro percorso e porre domande capaci di attraversare il loro presente.

«Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta.»
Zio Vanja, Atto I

Da questa frase è iniziato un viaggio dentro l’universo di Čechov: un lavoro fatto di studio, analisi, ascolto, ricerca sui personaggi e progressiva costruzione della scena. Un percorso nel quale il testo è diventato materia viva, da attraversare con il corpo, con la voce e con la propria esperienza.

La prova aperta ha restituito al pubblico una parte di questo percorso, ma soprattutto ha segnato per gli allievi un passaggio importante.

Con Zio Vanja si chiude il primo anno e si apre il secondo.

Non è soltanto la fine di una tappa: è il passaggio a una nuova fase del lavoro, con strumenti acquisiti, domande ancora aperte e una maggiore consapevolezza del mestiere dell’attore.

Il sipario sul primo anno si chiude, dunque, per lasciare spazio a un nuovo inizio.

Il secondo anno comincia da qui.